Legislazione Toscana P.S.R. 2002/2004
1. INTRODUZIONE: GLI OBIETTIVI E LE SCELTE DEL PIANO SANITARIO REGIONALE
1.6. LE SCELTE STRATEGICHE

Il Piano sanitario regionale della Toscana 2002-2004, nella continuità del patrimonio di valori e ribadendone gli elementi organizzativi portanti, avvia una vera e propria riforma del sistema sanitario, a carattere culturale, strutturale ed organizzativo, al centro della quale si delineano cinque scelte strategiche sul versante della salute, della partecipazione, dell’appropriatezza, della programmazione e dell’efficienza:

  1. gli obiettivi di salute;
  2. la partecipazione: servizi territoriali per le comunità locali;
  3. l’appropriatezza: i livelli ed i tempi appropriati di erogazione dell’assistenza;
  4. la programmazione;
  5. l’efficienza: l’evoluzione del sistema delle aziende sanitarie.

I principi generali ispiratori di tali scelte sono esposti di seguito, mentre la trattazione esaustiva e le conseguenze operative sono contenute nel capitolo 2.

1.6.1. Gli obiettivi di salute

In termini di indicatori di salute, la Toscana si pone in ottima posizione rispetto all’Italia e a livello internazionale. Tuttavia, una più attenta analisi dimostra che vi sono ancora ampi spazi di miglioramento; anche il mantenimento di alcuni parametri di alta qualità comporta scelte di attenta sorveglianza.

L’intero Piano sanitario regionale si propone l’aumento dell’equità, l’ulteriore miglioramento degli indicatori di salute ed un approccio etico nell’erogazione dei servizi sanitari. L’individuazione di specifici obiettivi di salute, a ciascuno dei quali sono dedicate scelte strategiche ed azioni, permette il riconoscimento, attraverso le diverse parti del Piano sanitario regionale, del filo conduttore centrale che motiva le scelte

La finalizzazione di tutto il Piano sanitario regionale ad obiettivi di salute è resa possibile da un concorso di intenti e di responsabilità che vede la sanità come uno, ma non certo unico attore.

Poiché le malattie ed il loro esito sono determinate solo in parte dal funzionamento dei servizi sanitari, anche la assunzione di responsabilità deve essere condivisa fra il sistema sanitario, gli Enti locali, le componenti della società civile, sia produttive che associative, e gli stessi cittadini/e attraverso i loro comportamenti e scelte.

1.6.2. La partecipazione: servizi territoriali per le comunità locali

La riorganizzazione e la valorizzazione dei servizi sanitari a livello del territorio costituisce una scelta strategica del prossimo triennio, per realizzare compiutamente un servizio di assistenza primaria efficace, economicamente sostenibile e gradito alla popolazione.

Una maggiore appropriatezza ed economicità delle prestazioni erogate comporta un contenimento ed un riorientamento dei consumi sanitari, che è possibile solo se la popolazione vive il sistema, e chi lo dirige, come espressione propria. Occorre che le comunità locali “si riapproprino” dei loro servizi sociali e sanitari, riducendo così le componenti burocratiche, sviluppando invece quelle partecipative, sia dirette sia mediate dalle istituzioni comunali. I comuni confermano le loro funzioni di programmazione, di controllo e assumono un ruolo di corresponsabilità nel governo della sanità; responsabilità in senso economico e politico e non solo in qualità di garanti dei bisogni della popolazione.

I medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, quando possibile in forma associata, divengono attori della gestione dei servizi di base, provvedendo ad un reale governo della domanda in favore dell’appropriatezza. Il disegno organizzativo, del precedente Piano sanitario regionale, peraltro non ancora compiutamente realizzato, costituisce un’importante base su cui costruire l’innovazione, resa sempre più necessaria dal nuovo scenario culturale, sociale, economico ed istituzionale.

In questa realtà in continua evoluzione, le forme del cambiamento non possono essere  esclusivamente “pensate per legge”, ma devono essere sperimentate e validate sul campo.

Durante la vigenza del Piano sanitario regionale sarà promossa la sperimentazione di nuove forme di gestione dei servizi sociali e sanitari territoriali, che dovranno coinvolgere sia le aziende unità sanitarie locali che i comuni ed allargarsi, nelle forme appropriate, al volontariato ed al contributo degli operatori sociali e sanitari (le Società della Salute).

Le sperimentazioni di nuove forme gestionali riguarderanno aree individuate, scelte sulla base della disponibilità, delle significatività e di precise caratteristiche. La sperimentazione seguirà obiettivi determinati e sarà sottoposta a rigorosi controlli, sulla base di linee guida, con il coinvolgimento del Consiglio regionale. La sperimentazione gestionale non dovrà andare a discapito dell’organizzazione preesistente e comunque dovrà garantire i livelli assistenziali, le prestazioni e la funzione pubblica del servizio sanitario.

La Giunta regionale, anche sulla base delle indicazioni scaturite dalle sperimentazioni, propone al Consiglio regionale, entro due anni dalla approvazione del presente Piano sanitario regionale, modifiche normative per un nuovo assetto organizzativo ed istituzionale del servizio sanitario regionale. Opportuni processi di formazione e di comunicazione, finalizzati ad orientare il cambiamento, accompagneranno questo percorso di riforma.

1.6.3. L’appropriatezza: i livelli ed i tempi appropriati di erogazione dell’assistenza

Il Piano sanitario regionale conferma pienamente l’universalità del servizio sanitario toscano, ed offre a tutti i cittadini/e l’intera gamma dei percorsi assistenziali e delle prestazioni. Intende, nel contempo, promuovere nella popolazione e negli operatori sanitari la cultura dell’appropriatezza e dell’adeguatezza di quanto erogato, al fine di dare accesso, tempestivamente, a prestazioni di buona qualità a chi ne ha bisogno, di evitare i danni per la salute, legati ad un consumismo sanitario incontrollato, e di conseguire la sostenibilità economica del sistema sanitario. Il perseguimento dell’appropriatezza in tutti i livelli di assistenza rappresenta una scelta strategica del Piano sanitario regionale e si realizza concordando le scelte con gli operatori, migliorando la competenza della popolazione a porre domande appropriate ed adeguando il sistema informativo alle nuove esigenze di valutazione.

1.6.4. La programmazione

Il servizio sanitario toscano, assicuratore unico per tutti i cittadini/e, fonda la propria organizzazione e sostenibilità su una programmazione basata sui dati e sulle conoscenze. Tra i livelli di programmazione previsti dalla normativa vigente si accentua il ruolo della programmazione d’area vasta, come strumento di garanzia della crescita equilibrata “in rete” del sistema. A livello d’area vasta si valorizza l’apporto dei professionisti, al fine di ricevere input essenziali per una programmazione corretta dei servizi, e per il governo unitario dei percorsi assistenziali. Il livello di programmazione d’area vasta prevede altresì modalità di coordinamento da parte delle Conferenze dei sindaci.

L’importanza che assume il ruolo delle aree vaste per quanto attiene alla programmazione esige il coinvolgimento del Consiglio regionale sulle modalità e sui risultati che produrrà per il sistema sanitario regionale.

1.6.5. L’efficienza: l’evoluzione del sistema delle Aziende

E’ obiettivo della Regione, nel triennio, portare a compimento nelle aziende sanitarie le procedure gestionali tipiche delle realtà produttive (contabilità analitica, controllo di gestione, budgeting) già ampiamente diffuse, ma non omogeneamente sviluppate, così come di introdurre sistematicamente nei programmi di sviluppo aziendali la valutazione economica dei risultati e della produttività. La valorizzazione dei livelli sovra aziendali, d’area vasta e regionale, è finalizzata a rendere confrontabili le condizioni delle singole aziende sanitarie, per evitare l’autoreferenzialità e per determinare standard uniformi di funzionamento e produttività.

Perseguire l’obiettivo della massima efficienza del servizio sanitario regionale significa anche operare una radicale ottimizzazione delle attività gestionali, attraverso l’accentramento finalizzato alla economia di scala ed alla semplificazione delle procedure. Questo percorso configura una vera e propria seconda fase dell’aziendalizzazione, che attribuisce alle aziende sanitarie competenze piene nella gestione dei servizi alla persona, riducendone l’impegno nelle funzioni tecnico - amministrative di gestione. In questa nuova fase del processo aziendale sarà data più enfasi agli interventi che contribuiranno a migliorare lo stato di salute della popolazione, attraverso una più efficace azione programmatica da parte delle aziende sanitarie, un’adeguata collaborazione fra le medesime ed un ruolo di maggiore coinvolgimento delle Istituzioni locali.

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