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RAPPORTI CON LA SCUOLA
Le riflessioni, che costituiscono questo mio intervento,
nascono dall’aver individuato alcune situazioni di disagio in cui il
bambino diabetico può venirsi a trovare e dalla necessità di
prevenirle per evitarle.
Queste considerazioni traggono le premesse teoriche dalla
psicologia umanistica e dal modello cibernetico.
La psicologia umanistica di Maslow – Roges ha una
visione dell’individuo come totalità integrata, per cui, nel
favorire i processi di apprendimento-insegnamento, si rivolge non solo alla
sfera cognitiva, ma anche a quella affettiva.
Questa interrelazione tra settore cognitivo e affettivo
è considerata essenziale anche da Piaget, che ne coglie uno stretto
parallelismo in ogni azione; egli asserisce, infatti, che in ogni condotta le
motivazioni e il dinamismo energetico dipendono dai mezzi impiegati che
costituiscono l’aspetto cognitivo (senso-motorio o razionale).
Il modello cibernetico rifiuta il principio di casualità
lineare e assume il principio di qualità sistematica e circolare; osserva
cioè il contesto e le interazioni interpersonali come strutture sulle
quali lavorare.
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Il bambino vive in più ambienti, che non sono separati
l’uno dall’altro, ma che stanno l’uno dentro l’altro, un
po’ come una matrioska russa; in essi il bambino è attivo
interagisce con l’ambiente, modificandolo oltre che venendone modificato,
in quanto a nessuna età l’individuo è un recettore passivo
degli stimoli ambientali.
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E’ quindi evidente che non si devono risolvere i
problemi del bambino, ma bisogna aiutarlo a definirli, educandolo a saperli
affrontare via via che gli si presentano ed a superarli da solo; in sintesi
occorre stimolarlo a sviluppare nuove forze, più consapevolezza dei
propri mezzi, atteggiamenti più maturi e più efficaci per un
migliore equilibrio psicologico.
I pazienti diabetici sanno di essere portatori di una
condizione clinica e il comportamento di questi bambini non può non
risentire degli effetti della malattia.
Il loro regime dietetico è dei più controllati
e quotidianamente essi devono sottoporsi ad una terapia fastidiosa quanto vitale
ed inderogabile. Non va dimenticato che questi ragazzi devono anche adattarsi a
convivere con le probabili crisi ipoglicemiche ed a saperle fronteggiare.
E’ quasi inevitabile, quindi, l’insorgenza di un
forte senso d’impotenza e di vulnerabilità in questi soggetti, che
quotidianamente sono chiamati ad affrontare limitazioni e procedure pratiche che
garantiscono loro un tenore di vita pressoché normale.
Vivendo in un ambiente (famiglia, scuola, società in
genere), non certo fatto a sua misura, il bambino affetto da diabete trova
difficile reagire con comportamenti che sovente trascendono dai condizionamenti
che la sua malattia comporta.
Gran parte dell’opinione pubblica è scarsamente
informata sul diabete giovanile ed in uguale modo gli operatori della scuola. |
Non va dimenticato che la famiglia tende a trasferire,
soprattutto per un effetto di iperprotezione, la sua ansia agli operatori
scolastici, creando loro una sorta d’insicurezza, che certo non giova
all’educazione del bambino, in quanto prolunga uno stato di dipendenza e
rallenta l’acquisizione del grado d’autonomia necessaria allo
sviluppo della personalità in tutte le direzioni.
Non può essere ignorato che l’ambiente familiare
occupa il primo posto tra i fattori di condizionamento sociale
dell’educazione del minore.
La questione fondamentale consiste proprio nel trovare le
strategie per realizzare un punto di incontro fra le comprensibili esigenze
affettive della famiglia ed il processo formativo-educativo della scuola.
La scuola dovrà farsi interprete delle esigenze di
questi bambini su ogni piano: affettivo, sociale e culturale; ecco quindi
l’educazione intesa nel senso più autentico della sua accezione.
E’ indispensabile in primo luogo:
-
Superare la frammentazione interistituzionale
nell’offerta di servizi nei confronti dell'allievo e della sua famiglia;
-
Raccordare il più possibile il progetto educativo
della scuola con lo stile di vita della famiglia.
Dall’osservazione attenta delle manifestazioni
comportamentali del minore si possono rilevare degli indicatori
"precursori" del disagio esistenziale dei bambini diabetici; tra
questi possiamo ricordare:
-
Suscettibilità emotiva;
-
Irritabilità;
-
Svogliatezza;
-
Isolamento;
-
Mancanza di fiducia in se stessi;
-
Assenza di speranza;
-
Scoraggiamento nei confronti del futuro;
-
Mancanza di punti di riferimento;
-
Mancanza di centri d’interesse.
Il contributo offerto dallo psicologo agli insegnanti mira a
chiarire loro gli aspetti relazionali e ad aiutarli a prendere coscienza di
situazioni e di problemi diversi, spesso per loro di difficile lettura, in modo
così da rassicurarli per svolgere più serenamente il loro ruolo di
educatori.
La scuola deve accogliere questi bambini con una mentalità
aperta e senza pregiudizi; è importante che l’azione sia rivolta
unicamente all’interesse del bambino e che sia diretta a:
-
Far prendere coscienza a ciascuno dei componenti il
Consiglio di Classe delle proprie responsabilità riguardo alla
conservazione ed alla promozione della salute del soggetto diabetico;
-
Sviluppare l’attitudine nel bambino diabetico
a prendere, con cognizione di causa, delle decisioni che interessano il suo
benessere personale, familiare e sociale;
-
Aiutarlo ad integrarsi armoniosamente nella vita
attiva della scuola e nella società in genere, per consentirgli di
esprimersi, affermarsi e realizzarsi;
-
Stimolarlo ad una partecipazione responsabile e
costruttiva nei confronti della collettività (comunità)
scolastica;
-
Spingerlo a sviluppare la sua personalità ed
a realizzarsi dal punto di vista fisico, affettivo e sociale.
E’ fondamentale tenere presente quale deve essere il
centro attorno a cui deve costituirsi la comunicazione tra scuola e famiglia,
ossia il ragazzo, il suo problema e la sua educazione.
Il richiamo alla collaborazione deve coincidere con il
desiderio di promuovere nel minore affetto da diabete uno sviluppo armonico
della sua personalità e di portarlo a comprendere più
profondamente i suoi bisogni ed il suo eventuale disagio.
Con le famiglie è necessario intervenire mandando
messaggi precisi rispetto ai compiti della scuola ed alla conoscenza
dell’alunno e dei suoi problemi, al fine di ricercare gli interventi più
idonei e di adottare uno stile educativo comune.
E’ partendo da queste considerazioni che il corpo
docente deve impegnarsi a creare alcuni presupposti di base senza i quali
diventa impossibile stabilire un’effettiva relazione scuola-famiglia.
Tali presupposti consistono nella fiducia e nella stima
reciproca; inoltre gli insegnanti dovranno rassicurare i genitori riguardo alle
loro ansie e alle loro paure.
Occorre pertanto che la collaborazione Scuola-Famiglia si
orienti verso una chiara intenzionalità pedagogica comune e assuma una
valenza educativa anche per la famiglia nel:
-
Chiarire i compiti educativi della scuola;
-
Rassicurare i genitori in difficoltà;
-
Educare alla collaborazione;
-
Chiarire i compiti evolutivi del ragazzo;
-
Favorire l’assunzione del ruolo genitoriale e
la sua evoluzione in relazione all’età del ragazzo;
-
Favorire l’analisi pedagogica sui propri
interventi educativi.
Va ricordato che il termine partecipazione è molto
usato nella scuola, ma non sempre vissuto e realizzato.
Il paziente diabetico sa d’essere portatore di un
handicap rispetto ai suoi coetanei e ciò lo fa seriamente dubitare circa
le reali capacità di ottenere risultati validi nello studio, nel lavoro,
ma anche nella vita affettiva. Questa sensazione è tanto più
pericolosa, quanto più l’età del soggetto è vicina
alla pubertà.
La tendenza all'isolamento, nata dal fatto di sentirsi
diversi e quindi poco accettati, è il marker più frequente della
condizione di questi giovani diabetici.
E pensare che prima si sentivano sicuri, fortunati ed
indistruttibili; l’insorgenza del diabete mette invece questi ragazzi a
confronto con la cattiva sorte, con la loro vulnerabilità e così
essi cercano spesso di nascondere la loro condizione per cancellare i
"segni" della loro diversità.
Il giovane diabetico impara così che la sua vita
è un continuo compromesso. In genere i soggetti affetti da questa
patologia sono profondamente interessati al consenso che si aspettano di
ricevere nei vari ambienti e situazioni e dimostrano invece uno scarso interesse
per l’affermazione della propria individualità.
Fra i vari disturbi più frequenti possiamo ricordare:
Pertanto si può ritenere che una soluzione efficace
del problema richieda un’azione concertata, di ampio respiro, sia in
ambiente scolastico sia in seno alla famiglia e nello stesso tempo negli
ambienti sanitari; occorre poi assicurare una continuità ad ogni
iniziativa: infatti l’azione educativa d’autonomia perseguita nella
scuola deve proseguire nella famiglia.
Bisogna inoltre condurre contemporaneamente
quest’azione educativa di autonomia non solo di carattere medico con
l’autogestione, ma anche sul piano sociale con la "smedicalizzazione"
del problema; è necessario altresì creare un clima favorevole al
bambino diabetico, eliminando sia un eccesso d’iperprotezione sia di
pericolosa indifferenza.
Per concludere è auspicabile una fattiva
collaborazione scuola-famiglia affinché il bambino viva la sua malattia nel
modo meno traumatico possibile.
Si tratta quindi di un lavoro sistematico che, partendo
dall’analisi medica del diabete giovanile, passa a studiare i correlativi
psicologici che si associano a tale patologia, facendone pienamente partecipe la
scuola.
Così il bambino, forte del sostegno
dell’insegnante, potrà avviarsi meglio all’autonomia,
accrescere il senso di responsabilità, aumentare la fiducia in sé,
imparare a risolvere da solo i propri problemi.
L’essere con gli altri bambini, il dover affrontare le
stesse prove, ridurrà nel soggetto diabetico quei sentimenti negativi
come ansia, paura, angoscia e potranno sorgere così in lui nuovi
entusiasmi e nuovi interessi; tutto ciò servirà anche a stimolare
la capacità di acquisire nuove competenze ed abilità.
E’ senz’altro questa la migliore e la più
adeguata delle strategie educative, perché questi giovani abbiano la possibilità
di prepararsi ad una vita uguale a quella degli altri.
Come la crisalide liberatasi dal bozzolo si trasforma in
quella meravigliosa farfalla ammirata da tutti, così questi bambini,
liberati dai condizionamenti che il diabete comporta, possono divenire degli uomini perfetti che non meno degli altri meritano di
diventare.
BIBLIOGRAFIA
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- S. Bloom, D.R. Kratwohl, B. B. Masia, "Tassonomia degli obiettivi
educativi" Vol. secondo: area affettiva", Ed. Giunti Lisciani.
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- A. Maslow, "Motivazione e personalità", Ed. Armando;
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- J. Nash, "Psicologia dello sviluppo", Ed. Giunti Barbera;
- D. Rogers "Libertà nell’apprendimento", Ed. Giunti
Barbera;
- A. Santonini Rugiu, "Le scienze dell’educazione", Ed.
Sansoni;
- H. Tajfel e C. Franser, "Introduzione alla psicologia sociale, Ed. Il
Mulino;
- P. Watzlawich e altri, "Programmazione della comunicazione umana",
Ed. Astrolabio;
- J. M. Wilding, "La percezione", Ed. Astrolabio.
Giovanni Greco
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